sabato 17 maggio 2014

PER IL FUTURO E' PREVISTA L'IMPOSIZIONE DEL MICROCHIP A TUTTI Ap 13:16-17.

In futuro il microchip verrà imposto a tutti

Microchip“E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome” – Apocalisse 13:16-17.
Le tecnologie progettate specificamente per tracciare e monitorare gli esseri umani sono in sviluppo da almeno due decadi.
Nel mondo virtuale, i software sono oggi in grado di osservarci in tempo reale, riuscendo addirittura a fare previsioni del nostro comportamento futuro ed inviare segnali alle stazioni di monitoraggio preposte, secondo come gli algoritmi dei computer interpretano le nostre attività. Già questo, di per sé, è uno scenario inquietante.
Quello che fa più paura, comunque, è ciò che sta accadendo nel mondo reale. Stando ai ricercatori che lavorano sui microchip ad uso umano, è solo una questione di tempo prima che questi dispositivi trovino consenso su larga scala.
Probabilmente, in questo momento, hai addosso almeno un paio di microchips RFID. Se si, stai inviando un segnale contenente un numero di 15 cifre che ti identifica. Questo numero può essere ricevuto da delle macchine chiamate “Scanner ISO compiacenti”. Ed anche questi sono ovunque.
Oggi, non è possibile interagire socialmente in modo significativo senza avere un cellulare. Penso che gli impianti di microchip sugli umani seguiranno la stessa falsa riga. Non avere un impianto sarà così limitativo, che essenzialmente non avremo scelta.
La tua prima reazione a questa idea potrebbe essere di incredulità. Non c'è modo che la società accetti un dispositivo del genere. Perché qualcuno dovrebbe volere un simile impianto addosso?
Considera per un momento a che punto siamo arrivati. Per decenni gli americani hanno rifiutato l'idea di poter essere tracciati o intercettati.
Nonostante questo, oggi, quasi ogni americano ha con se un telefono cellulare. Sono così diffusi da essere considerati un “diritto”, spingendo addirittura il governo a provvedere degli sconti a chi non può permettersene uno.
In ognuno di questi telefoni c'è un chip RFID che traccia via GPS o tramite triangolazione del segnale ogni nostro movimento. Come se non bastasse, il microfono e la videocamera, ormai di serie su ogni telefono, possono essere attivati in remoto dai servizi di sorveglianza delle forze dell'ordine, cosa possibile già dai primi anni del 2000.
Ma nonostante l'invadenza di questi dispositivi, essi vengono normalmente accettati da miliardi di persone in tutto il mondo. Non solo: nessuno ha dovuto “obbligarci” ad averli. Siamo, come sembra, gli aguzzini di noi stessi. E paghiamo fior di quattrini per comprare il miglior dispositivo di localizzazione che il mercato ha da offrire!
Garantito: puoi disconnetterti dalla “rete” semplicemente buttando via il tuo cellulare. Ma, la direzione in cui stanno andando queste nuove tecnologie di monitoraggio, insieme alla continua espansione della sorveglianza da parte del governo, suggeriscono che la tecnologia microchip RFID sarà, ad un certo punto, obbligatoria.
Michael Snyder di “The Truth Wins”, chiede: “cosa si può fare, quando non è più possibile comprare o vendere senza sottomettersi all'identificazione biometrica?”
Questa tecnologia continuerà a diffondersi, e diventerà sempre più difficile evitarla. Ed è facile immaginare cosa un governo tirannico possa fare con questo tipo di tecnologia. Se volessero, potrebbero usarla per tracciare letteralmente i movimenti e le azioni di ognuno.
Un giorno, questa tecnologia sarà verosimilmente così pervasiva, che non sarai in grado di aprire un conto in banca, avere una carta di credito o, addirittura, comprare qualcosa senza che prima ti sia scansionata la mano o la faccia.
È difficile immaginare che la popolazione si sottometta volontariamente ad una simile schiavitù digitale. Ma, come nel caso della disgregazione dei diritti e della privacy in America, è certo che non diventerà obbligatorio dal giorno alla notte.
Primo: le tecnologie devono prima essere accettate dalla società. Inizieranno a diffondersi come prodotti di consumo in tempo reale, come i “Google Glass”. Le generazioni più vecchie potranno anche rifiutarli, ma, in un paio d'anni, puoi scommettere che cento milioni di adolescenti, ragazzini e giovani adulti gireranno per strada con addosso occhiali da sole dal look sportivo, interattivi, capaci di navigare in internet, e capaci di registrare qualsiasi cosa vedano e caricarlo su internet istantaneamente.
Poi, come già stiamo vedendo dalle prime “cavie”, i microchips RFID saranno impiantati volontariamente sottopelle per poter fare di tutto, dall'accesso a edifici di massima sicurezza agli acquisti al negozio all'angolo.
Alla fine, una volta che il concetto sarà generalmente accettato dalla maggioranza, diventerà il nostro nuovo “codice fiscale”.
Per avere accesso ai servizi ufficiali, dovrai essere un “umano verificato”. Senza riconoscimento, non sarai nemmeno in grado di comprarti una birra, figuriamoci ricevere assistenza medica o avere la patente di guida.
Che ci piaccia o no, questo è il futuro. Ogni cosa che compri ed ogni passo che fai, saranno tracciati da un mini microchip passivo a 15 cifre, il che significa che l'unico modo per “spegnerlo”, sarà rimuoverlo fisicamente dal tuo corpo.
In sostanza, vivremo presto in un mondo di monitoraggio costante.
I nostri figli ed i nostri nipoti, o almeno la maggior parte di loro, molto probabilmente, non solo si sottometteranno all'impianto, ma anche ne pagheranno volentieri il prezzo, cosicché potranno anche loro “interagire con la società in modo significativo”.
Fonte: timmylove

giovedì 15 maggio 2014

Di che cosa sono capaci le cellule immortali trovate nel corpo umano?

Di che cosa sono capaci le cellule immortali trovate nel corpo umano?

Si usa ritenere che il corpo umano è mortale come qualsiasi organismo vivente. E nel corso di un lungo periodo di tempo gli scienziati stanno cercando i modi per aggirare le leggi naturali e la natura. Studiando un tumore cancerogeno maligno mezzo secolo fa hanno ritrovato per caso ciò che è diventato la più grande scoperta scientifica nel campo delle medicina, dando vita alle altre notevoli scoperte. E' la linea della coltura cellulare immortale HeLa, la più famosa e utilizzata su vasta scala, cresciuta nelle condizioni di laboratorio per condurre le ricerche mediche e sperimentazioni.

Perché possono essere considerate immortali? In queste cellule è avvenuta un'interruzione e si è staccato il limite della divisione cellulare, il cosiddetto limite di Hayflick con il quale avviene un graduale invecchiamento e la morte delle cellule. Prima della comparsa di HeLa era incredibilmente difficile condurre le ricerche in diversi campi della biomedicina poiché altre colture cellulari morivano straordinariamente presto.
Le cellule HeLa sono utilizzate in tutti i laboratori del mondo come il più semplice ed efficiente "analogo umano" per testare una nuova medicina o verificare la reazione a qualsiasi fattore irritante. Proprio grazie a HeLa è diventata possibile la creazione del vaccino contro poliomielite ed è stato posto l'inizio alla medicina genetica, clonazione, fecondazione extracorporea e creazione degli ibridi. Se non fossero comparse queste cellule all'inizio degli anni '50 del secolo scorso la medicina per molto tempo non avrebbe compiuto dei passi in avanti.
Una volta però è capitato un caso…Nel febbraio del 1951 al Johns Hopkins Hospital al reparto della ginecologia è stata ricoverata la trentenne afroamericana Henrietta Lacks. Dopo la biopsia le è stato diagnosticato il cancro del collo dell'utero. La malattia si è sviluppata in modo fulmineo e, nonostante le cure, nell'ottobre dello stesso anno Henrietta è deceduta. Le sue cellule tumorali, prelevate durante la biopsia, sono state inviate per analisi a George Gay, responsabile del laboratorio per lo studio delle cellule. E' stato proprio lui a notare che le cellule di Henrietta non morivano, ma si dividevano attivamente per un lungo periodo di tempo ciò che non era per niente usuale per le normali linee cellulari. Gay ha avviato la ricerca e si è reso conto che le cellule HeLa (acronimo del nome e cognome di Henrietta Lacks) aprono di fronte agli scienziati le prospettive mai viste prima.
In quel periodo nel mondo è scoppiato il caso di poliomielite senza precedenti. Il virologo americano Jonas Edward Salk nel febbraio del 1952 ha elaborato il primo nel mondo vaccino contro poliomielite. Tuttavia non poteva somministrarlo ai paziente senza un controllo accurato della sua sicurezza ciò che richiedeva cellule coltivate su scala industriale. Il tempo stringeva, la gente moriva. E allora si è rivolti a George Gay, delle sue "sperimentazioni cellulari".
L'unicità delle cellule immortali HeLa consiste nella loro assoluta adattabilità. Non hanno bisogno per la crescita di capsula di Petri di piccole dimensioni dove si può coltivare soltanto poca quantità del materiale biologico. Possono essere coltivate nelle grandi vasche con ambiente nutritivo ciò che riduceva i costi per la loro produzione al minimo, aumentando il profitto al massimo. Così è stata attivata la fornitura del materiale biologico per il vaccino contro poliomielite, è stata costituita la più grande società Microbiological Associates che tuttora si occupa delle grandi ricerche e forniture nel campo di biomedicina e sono stati incassati milioni di dollari… Dei quali alla famiglia Lacks non è stato corrisposto nemmeno un centesimo. Negli anni '50 negli USA non esisteva la legge in base alla quale ci voleva il consenso del paziente per l'utilizzo del suo materiale biologico. Nello stesso tempo la società ha mantenuto per molti anni il segreto sul nome del "donatore" delle cellule meravigliose e quando il nome di Henrietta Lacks è diventato noto la sua famiglia non è comunque riuscita a ottenere il risarcimento. E soltanto nel secolo nuovo dopo che decodificazione del genoma fosse stata diffusa per la conoscenza dell'intera comunità scientifica, la famiglia Lacks ha fatto il ricorso, vincendo parzialmente la causa. Ora l'accesso al genoma è possibile soltanto dopo aver inoltrato la richiesta al National Institues of Health degli USA e con il consenso personale dei Lacks.
Anche se le cellule immortali HeLa sono in sostanza cancerogene, hanno tutte le proprietà delle normali cellule umane. Producono energia, costruiscono energia e sono sensibili alle infezioni. Tutto ciò le rende tuttora straordinariamente diffuse e richieste nella biomedicina. Come, del resto, anche nelle organizzazioni governative segrete che sperimentano su di esse diversi tipi di armi biologiche.
Gli scienziati tuttora sperano che grazie a una casuale rottura genetica delle cellule HeLa potranno capire come fermare il processo di distruzione delle cellule, prevenendo la loro morte, mantenendo nello stesso tempo la crescita entro i limiti. Se ciò sarà possibile allora l'umanità avrà un problema in meno – il problema di invecchiamento.

lunedì 21 aprile 2014

Quando avverrà la Grande Tribolazione, la Terra avrà finalmente il suo meritato riposo

I Quattro Cavalieri dell'Apocalisse-Mick Sheldon, 1996
Quando avverrà la Grande Tribolazione, la Terra avrà finalmente il suo meritato riposo


Leonardo Boff 

Tradotto da Romano Baraglia


Troviamo molto opportune le riflessioni di Waldemar Boff*, che vive l’ecologia con piccoli produttori rurali vicino al fiume Surui, nella bassa fluminense. Ecco il suo testo:

«Nessuno conosce con certezza il giorno e l’ora. Il fatto è che già ci stiamo in mezzo, senza accorgercene. Ma che stia venendo, viene, con intensità e precisione sempre crescenti. Quando avverrà la grande svolta, tutto sembrerà una sorpresa. Quantunque esistano dati sicuri sull’inevitabilità dei cambiamenti globali dovuti al clima, con conseguenze che gli scienziati tentano di indovinare, ma che sicuramente saranno anche peggiori, gli interessi economici delle grandi nazioni e la miopia dei loro leaders quanto a tempi lunghi, non gli permettono di prendere le decisioni necessarie per mitigare gli effetti e adattare il loro modo di vita allo stato febbrile della terra.

Immaginiamo lo scenario plausibile in cui gli uragani spazzeranno intere regioni. Onde gigantesche ingoieranno città e civiltà, andando a smorzarsi ai piedi delle montagne. Secche prolungate faranno sì che si scambieranno tutte le ricchezze per un semplice bicchiere d’acqua sporca. Caldo e freddo estremi faranno ricordare con nostalgia i racconti dei nonni che parlavano del ponentino, del dolce abbraccio di un focolare negli inverni sempre prevedibili e di frutti maturati al calore del sole d’un’estate generosa. Si mangerà per sopravvivere, sempre poco e di sapore sospetto.

Tutto questo non sarà ancora il peggio. La madre, sarà così stanca che non riuscirà a seppellire la figlia e il nipote ammazzerà il nonno per un tozzo di pane. Cani e gatti, amici dell’uomo, saranno oggetto di caccia dappertutto come ultima possibilità di calmare la fame. I vivi invidieranno i morti e non ci sarà chi pianga la morte dei bambini. La fame arriverà a tal punto che, come in Gerusalemme assediata, gli affamati aspetteranno la prossima vittima della morte per disputarne la carne floscia. Il paese sarà devastato e le città diventeranno macerie.

Tutto il tempo che sarà oggetto di devastazione, la Terra si riposerà. Ma sarà la fine la fine di tutta la biosfera? No. A causa dei giusti e dei saggi, Dio abbrevierà questi giorni e non decimerà tutta la vita sulla Terra, mantenendo la promessa che aveva fatto nostro padre Noè. Ma è necessario che l’essere umano passi attraverso questa tribolazione per svegliarsi dal suo egocentrismo e riconoscere definitivamente che lui è una parte della comunità di vita e il principale custode della stessa.

Che cosa dobbiamo fare per prepararci a questi tempi? Innanzitutto, riconoscere che già ci stiamo vivendo in mezzo. Non sappiamo quando verrà la primavera o l’autunno. Ormai non riusciamo a calcolare i mesi di freddo e di caldo. Non sappiamo più quando verrà la pioggia e quando il sole.

In secondo luogo rimaniamo tranquilli e vigilanti, osservando i segnali che indicano l’accelerazione dei processi di cambiamento. E, soprattutto, è imprescindibile convertirsi, cambiare le nostre abitudini di vita, un cambiamento profondo, personale e definitivo. Soltanto allora staremo in condizioni morali di chiedere che gli altri facciano la stessa cosa. Ma come al tempo dei profeti, pochi ascolteranno, alcuni prenderanno in giro e la maggioranza si manterrà indifferente, permettendosi ogni sorta di libertà come al tempo di Noè.

Dovremo tornare alle radici, per ricominciare, come tante altre volte ha fatto l’umanità pentita, riconoscendo che siamo soltanto creature e non Creatori, che siamo compagni di viaggio e non padroni della natura; che per la nostra felicità è indispensabile sottometterci alle grandi leggi della vita e udire con attenzione la voce della nostra coscienza. Se ubbidiremo a queste grandi leggi, coglieremo i frutti della Terra e l’allegria dell’anima. Se disubbidiremo, ripristineremo una civiltà come questa che stiamo vivendo, piena di avidità, guerre e tristezze.

Per questi tempi di carestia che stanno arrivando, è fondamentale recuperare le antiche arti tecniche di piantare, cogliere, mangiare, occuparsi degli animali e servirsi di loro con rispetto; fare utensili con l’arte e tecnologia locali di selezionare le piante le erbe che curano e i grani che nutrono; di raccogliere per tessere, di preservare le fonti d’acqua, di trovare luoghi appropriati per scavare pozzi e imparare a conservar le acque della pioggia. E iscriversi alla Facoltà di economia di sussistenza, di sobrietà condivisa e di bellezza spogliata. Da questo sapere recuperato e arricchito potrebbe sorgere una civiltà del piacere moderato, una biocivilizzazione, una Terra di buone speranze.

Dopo una lunga stagione di lacrime e speranze, supereremo questa stupida guerra di religione, questa intollerabile disputa di Dei. Al di là di profeti di tradizioni, al di là di morali e liturgie, magari torneremo a adorare sotto molteplici nomi e forme, l’unico Creatore di tutte le cose e padre di tutti i viventi, nel grande Spirito che tutto unisce e ispira, abbracciati amorosamente all’unica fraternità universale. E potremo infine organizzare davvero l’unione di tutti i popoli del mondo e un autentico parlamento di tutte le religioni.»



*Waldemar Boff, ha studiato filosofia e sociologia negli USA, è animatore del SEOP (Serviço de Educação e Organização Popular) nella bassa fluminense.


I Quattro Cavalieri dell'Apocalisse-Mick Sheldon, 1996

domenica 13 aprile 2014

Incoerenze bibliche e scribi non all'altezza del compito

Incoerenze bibliche e scribi non all'altezza del compito
di Guido Marenco 


Incoerenze certificate
Che la Bibbia non sia una perfetta architettura di parole divine che si incastrano l'una nell'altra fino a comporre una musica sublime, ma una raccolta spesso contraddittoria, non è la mia immodestia di antropologo a sostenerlo. Lo hanno già osservato fior di studiosi ebrei e cristiani.

Tra i molti possibili cito un autore cattolico, John L.McKenzie, che scrisse un'opera molto acuta e intellettualmente onesta: Teologia dell'Antico Testamento - Queriniana 1978. Dice Mc Kenzie: «La teologia è, etimologicamente, "discorso su Dio".

Se si raccolgono tutti i discorsi su Dio che ci sono nell'Antico Testamento, ne emerge abbastanza chiaramente una realtà personale che non è del tutto coerente con se stessa. Una volta che è emersa, nessuno potrebbe mai più confonderla con una qualsiasi altra realtà personale. Però, come ho già detto, tutti i discorsi-su-Dio che si possono raccogliere si fondono in una totalità che sembra non rappresentare la credenza di alcun singolo israelita che sia mai esistito.

Quando il teologo biblico mette insieme questo discorso-su-Dio (lasciamo da parte per il momento la parola "sintesi"), lo fa in base a qualche principio che deduce da fonti diverse dell'Antico Testamento. Quando cerca di conciliare le incoerenze ricordate, lo fa perché egli ha una certa qual esperienza di questa totalità, che gli israeliti non ebbero mai. Per questo essi non sentirono il bisogno di conciliare le incoerenze.

Non si dovrebbe dimenticare che la capacità dell'uomo prefilosofico di accumulare incoerenze senza alcuna preoccupazione di organizzarle. Questo lo si può chiaramente vedere nella legislazione israelitica; ed Henri Frankfort ha messo in evidenza la capacità degli egiziani di pensare in linee parallele e qualche volta anche contraddittorie la loro mitologia.

La stessa capacità è certamente presente nei redattori dei libri dell'Antico Testamento. I principi della sintesi dedotti da fonti diverse della Bibbia sono i principi del discorso logico nei quali si è formato l'uomo moderno.

La letteratura biblica non è un discorso logico; e il compito della teologia biblica potrebbe essere semplicemente quello di tradurlo in un discorso logico.» Teologia della Legge e teologia di Giobbe Il discorso logico di cui McKenzie lamenta il mancato dispiegamento è il romanzo dell'uomo biblico, incastrato tra le due teologie più importanti che escono dalle ceneri del mito di Esodo: la teologia della Legge e dei profeti, e la teologia di Giobbe.

Che queste non si incontrino che debolmente, quantomeno fino al fariseismo e quindi a Gesù, appare dagli scritti stessi , se affrontati cronologicamente. I profeti, con l'eccezione di Ezechiele, trascurano di occuparsi del destino del singolo, della sua pretesa di essere un'imitazione di Abramo, accompagnato ed assistitito passo a passo dalla guida del Signore fino a morire sazio d'anni e di vita, ricco, capo di un clan, degno di essere ricordato dai posteri.

Per i profeti è chiaro solo un punto: il destino collettivo di Israele è determinato dal grado di fedeltà alla parola di Dio dei suoi capi. La sorte del singolo non ha alcuna importanza. Non può valere come prova per inverare o confutare il teorema teopolitico, chiarito einterpretato da Martin Buber. (1)

Giobbe richiama disperatamente l'attenzione sulle sue tribolazioni che non trovano alcuna spiegazione nella dottrina di Ezechiele.
Questi aveva sostenuto che se l'individuo cammina nella Legge, non deve temere alcunché: è immunizzato contro ogni male.

La dottrina Ezechiele è smentita sia dal destino infame che perseguita ogni singolo profeta, cioè dall'uomo che segue la Legge nel modo più radicale e intransigente, che dalla esperienza di ogni uomo comune, tanto che resti fedele al Dio di Mosè, tanto che segua altre strade.

L'ebreo incontra sciagure anche se cerca di mantenersi retto.
E, come denuncia Giobbe, succede molto spesso che l'iniquo prosperi e i suoi figli danzino con superbia di fronte agli oppressi.
Con Giobbe crolla un mito, quello di un Dio che protegge i giusti. Tutt'altro, li mette alla prova, abbandonandoli perfino nelle mani di Satanasso, come sostenne il filosofo ebraico medioevale Mosè Maimonide. (2) A Babilonia essi finiscono addirittura nella fornace, com'è nei libri di Daniele. Libri non più profetici, ma 'apocalittici', cioè testi che rinunciano alla teopolitica per rinviare la resa dei conti alla fine dei giorni.

La teologia della Legge fu essenzialmente una grandiosa visione teopolitica. Avrebbe retto, con qualche aggiustamento, se il mutato scenario storico e sociale non l'avesse costretta a fare i conti con il destino del singolo.
Cosa poteva rispondere il profeta che incontrava sulla sua strada un lebbroso, un cieco, un affamato? Solo Elia ed Eliseo, essenzialmente due miti, dimostrarono di saper operare miracoli.

Ma il profeta scrittore, il profeta che esce realisticamente da una storia realistica, è del tutto impotente a realizzare miracoli. Al singolo non sa dire altro che rimettersi alla volontà di Dio. Così l'israelita è perfino incentivato a cercarsi altri dei, altri santuari, altri medici. E' singolare, ma ad Israele sembra mancare del tutto la cultura della medicina, che pure esisteva in Egitto e in Mesopotamia. Quando s'ammala, l'ebreo o muore, o viene miracolosamente guarito. Oppure si rivolge a qualcosa di straniero, ad altri dei. La teologia della Legge si sosteneva sul mito di Esodo, un libro con doppia valenza, una delle quali negativa e diseducativa.

Se quella positiva è piuttosto evidente, il nostro Dio è libertà e legge, e nell'osservanza della Legge vi è la prosperità del popolo, e nell'inosservanza vi è la catastrofe, la seconda sfugge spesso all'attenzione, tanto che anche Buber non riesce a coglierla frontalmente. Mi riferisco al mito negativo della 'pappa fatta'. Secondo Esodo, gli ebrei non dovettero fare alcunché per liberarsi dalla schiavitù, fece tutto Dio, o in prima persona o attraverso Mosè. E quel mito cominciò a scricchiolare proprio in corso d'opera. Gli scribi di Esodo, probabilmente, non ne furono nemmeno consapevoli, ma quando presero a raccontare il mormorio contro Dio e contro Mosè da parte del popolo, posero il dito sulla vera piaga ebraica. Se il popolo non è consapevole del prezzo che occorre pagare alla libertà, se esso si trova costantemente la tavola apparecchiata con manna e quaglie che cadono dal cielo, il bambino viziato troverà sempre un motivo per lamentarsi, e rimpiangere anche la più insopportabile delle schiavitù. Il bambino viziato manca di consapevolezza, ed ha sempre una memoria piuttosto parziale. Ricorda solo ciò che gli fa comodo ricordare.
Le promesse di Dio, ad esempio.
Pertanto, alla prima difficoltà è persino disposto a seguire chi grida più forte o fa le promesse più allettanti. Non appena giri l'occhio, lo trovi estasiato ad adorare un vitello d'oro.

Se tutto non va come nelle più egoistiche aspettative del bimbo capriccioso, il popolo mormora contro Dio, contro Mosè. Poco importa che tra la massa si insinui un agitatore interessato; se esso non compare, ci sarà sempre qualcuno che si farà agitatore. Per questo, nella sua ingenuità adolescenziale, Esodo diventa un libro a doppia valenza: da un lato educa alla Legge e alla morale, dall'altro propone una storia profondamente diseducativa. .

Con questa ambivalenza, finisce tuttavia col porgere la chiave di una spiegazione della logica della storia ebraica, ed anche umana, che va oltre il tempo dell'Antico Testamento. Dai le tue perle a cani e porci ed essi si rivolteranno contro. E' la frase che spiega nelle sue tensioni più essenziali e veritiere Esodo,ed anche il destino di Gesù, erede di Mosé e dei profeti. Gesù fu ucciso, prima ancora che per una misteriosa volontà del Padre celeste a cui ci si deve rassegnare, per il crudele riaffermarsi della legge della storia: consigliò di non dare perle a cani e porci, poi fece esattamente il contrario, sapendo quello che sarebbe accaduto. Esodo, ovviamente, pone almeno un altro problema, anche più complesso di quello proposto. L'azione di Dio manca di umanità. "Io indurirò il cuore del faraone" e così la lezione sarà ancora più dura e sanguinosa.

La colpa di un capo scellerato ricadrà su tutto il suo popolo. E i primi a morire saranno gli innocenti, cioè i primogeniti d'Egitto. E' dura da digerire, ma la teopolitica profetica può sempre dire: si tratta solo di una delle tante leggi oggettive della storia. Anzi, la più importante. Le iniquità e le testardaggini dei capi portano a rovina, e i primi a pagare sono sempre i figli innocenti di qualsiasi patria. Essi vanno al fronte, essi uccidono innocenti, e vengono uccisi. C'è un tempo per vivere ed uno per morire.

Ma noi contemporanei non possiamo confondere le leggi oggettive della storia con la volontà di un Dio "buono e giusto" sperando di farla franca. Se Dio si nasconde dietro alle leggi oggettive della storia, Dio diventa ancora più invisibile e inattingibile di quel che sarebbe in circostanze normali. Nessuno lo trova più. Dio è morto. L'ateismo è dietro l'angolo e l'essere umano, il filosofo post-hegeliano, Marx, non possono che sostituire le leggi oggettive della storia a Dio, diventato ormai una inutile complicazione. . Perché la liberazione dalle catene egiziane appaia ai nostri occhi di educande come un vero 'miracolo', Dio avrebbe dovuto liberare il suo popolo senza colpo ferire. L'Onnipotente va dal faraone e gli dice: 'Libera il mio popolo!' Vuoi che il faraone risponda no all'Onnipotente? E se risponde no, Dio fa scoppiare lui ed i suoi accoliti, ma non tocca gli innocenti. Invece, siamo di fronte ad una 'brutta storia' . Dio colpisce il faraone per ultimo, travolgendolo insieme al suo tracotante esercito con le acque del mare. Prima ha trovato necessario massacrare i primogeniti nei loro letti. E non li ha uccisi in modo leale, ad esempio mediante uno scontro armato tra un reparto di reclute e un reparto di rivoltosi ebraici inferociti. Li colpisce nel sonno, vigliaccamente, come si trattasse di un Dio terrorista stragista. Messa in questo modo la questione, è evidente che Esodo solleva un gravissimo eineludibile problema morale riguardo a Dio. Noi possiamo sospirare e rassegnarci di fronte alle inesorabili leggi oggettive della storia, ma troviamo imbarazzante trovarci di fronte a un Dio che non le trascende quando agisce in prima persona, quando è soggetto.

Se Dio esiste, Dio non può agire così.
E' un ragionamento logico: Dio è il primo maestro, il padre di tutta l'umanità. Persino il più saggio e sapiente tra gli uomini avrebbe difficoltà a parlare di Dio. Potrebbe solo cominciare così: Dio insegna all'uomo ad agire secondo perfezione e non secondo ciò che è già nel mondo, cioè l'imperfezione umana. Se insegna ad agire secondo l'imperfezione umana, non è Dio ma, una costruzione di uomini imperfetti. Pertanto, il problema morale non può stare in Dio, ma nelle cose che son state raccontate sul suo conto.

Anche la Bibbia è opera di scribi più o meno ispirati da una saggezza superiore. E in essa vi sono molte falle da cui fuoriescono parole assai poco sagge.
Tutta la faccenda delle piaghe esprime una logica della vendetta e del rancore, del rispondere colpo su colpo, occhio per occhio, che non è accettabile se trasferisce la punizione su innocenti invece di centrare i responsabili.
Ne viene una brutta lezione che autorizza ad imitare l'imperfezione divina anziché la perfezione. La giustizia divina dovrebbe avere una precisione balistica infallibile, colpire i veri responsabili e risparmiare chi è coinvolto in modo assai relativo. Al contrario, Dio colpisce il figlio invece del padre affinché il padre intenda, e questo non intende, perché Dio stesso lo ha reso insensibile testardamente arroccato nella difesa del suo potere. E' una spirale di perversione che una mente lineare fatica a comprendere, sempre posto che il soggetto dell'azione sia Dio, e quindi l'onnipotente.

Una linea di pensiero, cui sembra aderire lo stesso McKenzie, evidenzia che il faraone non era solo, il popolo lo sosteneva perché traeva vantaggi dalla schiavitù ebraica.

La colpa era dunque collettiva. D'accordo.
Ma anche in questo caso non si sfugge all'idea di un giudizio all'ingrosso e imperfetto, a una mancanza di giustizia in Dio. Se il soggetto dell'azione terroristica fosse un gruppo di uomini che pretesero di agire in nome di Dio, troveremmo un'altra legge oggettiva della storia: l'azione umana è imperfetta, non potrà mai andare a buon fine completamente. Più alta è la resistenza che incontra, più alto il prezzo di sangue da pagare.

Non si fanno rivoluzioni mettendo dei fiori nei cannoni di chi ha già aperto il fuoco, questa è la spietata legge oggettiva della storia.
Ma nel racconto di Esodo è Dio che agisce in prima persona. Non agisce dando lezione di come dovrebbe essere, trascendendo le leggi oggettive, ma di come è sempre stato e sempre sarà, almeno fino ad ora.

E' un Dio ridotto a partito rivoluzionario, romanticamente votato ad una causa, che agisce come un qualunque agitatore, più preoccupato di sbattere in faccia all'Egitto i suoi muscoli e la sua potenza che delle sorti di una parte di umanità di cui fu comunque creatore e padre.

Le falle dell'involucro e la verità del nucleo Nel cuore di Esodo incontriamo il dover essere, il Dio che piace ai giusti, il Dio che non imbarazza, il Dio che anche un agnostico speranzoso come il sottoscritto si augura che esista. Ma ritrovare la verità in mezzo a tante fandonie non è esattamente unacontraddizione. La vera contraddizione è l'involucro che riveste il momento centrale di Esodo. A mio avviso, le cose andarono così. Prima venne il nucleo e poi venne l'involucro. Il nucleo fu rivestito a posteriori da altre mani. Lo studioso che ha cuore il Dio del dover essere, dovrebbe sentirsi impegnato a liberare il nucleo dall'involucro, ma il timore reverenziale che circonda il libro sacro ha sempre impedito di ripulire il testo dalle sue impurità, la più grande delle quali è il racconto che mette in scena l'immoralità di Dio, un Dio che non mantiene fede alla parola data.

Un Dio che non è esempio di coerenza assoluta con i principi della sua Legge. Perché il letterale è meglio dell'allegorico e perché McKenzie non ha del tutto ragione E' chiaro, insomma, che se prendiamo la Bibbia e cominciamo a leggerla letteralmente, anche in diverse traduzioni, qualcosa non va. Di fronte a tali contraddizioni, fin dall'antichità gli studiosi provarono a indagare i testi considerandoli un'allegoria.

Tale strada fu tentata sia in campo ebraico che in campo cristiano, specie da Origene, e fu anche considerata valida, entro certi limiti, da Agostino, il quale fu certamente il più consapevole dell'esistenza di contraddizioni. Non ho nulla di personale contro le allegorie, ma mi sono sempre aggrappato ad una frase evangelica, "guai a chi attenta alla fede semplice di una donna!", per sostenere che se un testo sacro non è immediatamente comprensibile per quello che dice espressamente, anche questo non va. Se intendiamo la Bibbia come la parola che Dio rivolge agli uomini di buona volontà, ai semplici e agli umili, non possiamo ammettere, in linea di principio, che vi sia un messaggio cifrato ed oscuro, di fatto impenetrabile, mascherato da parole che dicono tutt'altro. Significherebbe ammettere che c'è una doppiezza del testo, e persino che esso fu scritto per ingannare gli stupidi e i superficiali e dare non pochi problemi agli studiosi, problemi a volte irrisolvibili. Il che non significa che il testo, intendiamoci, non abbia anche un significato profondo percepibile solo da menti che lo sanno meditare e rettamente intendere. Ma, anche in tale ottica, il rapporto tra la base e l'altezza non si può costituire arbitrariamente: l'altezza deve essere proporzionale alla base.

Il vertice dell'altezza non può trovarsi oltre la base più di quanto sia concesso alla torre di Pisa.
Quando venni a scoprire che gli antiochieni, nei primi secoli dopo Cristo, avevano reagito molto fermamente agli eccessi dell'allegorismo, tirai un sospiro di sollievo.
Avere un precedente non significa necessariamente essere nel giusto ma, in questo caso, qualcosa di giusto vi dev'essere. (3) Però, la questione, a questo punto, mi pareva un'altra. A me sembrava impossibile che l'ebreo pre-filosofico non si fosse reso conto delle incongruenze.

La logica della non-contraddizione fu una scoperta di Aristotele in un senso che ho sempre definito come il portare al conscio i meccanismi inconsci del ragionamento. Ma tali meccanismi non sono un nostro patrimonio esclusivo. Tutti gli uomini ragionano pressapoco allo stesso modo: deducono, inducono, abducono. Sospettano, diffidano, si fidano. Credono, non credono. Rifiutano di credere.in base a prove empiriche e certezze del ragionamento. Accettano di credere per gli identici motivi. Pertanto anche nell'ebreo pre-filosofico tali meccanismi erano operanti. E talvolta, vennero alla luce, come mostrerò ora a proposito del re Ezechia.
Se Ezechia non avesse ragionato, scoprendo una contraddizione gravissima e intollerabile nel corpo del testo sacro, non avrebbe mai osato abbattere con le sue stesse mani il serpente di bronzo che, secondo Numeri, fu fatto forgiare da Mosé per ordine di Dio.

Mosè e il culto del serpente (quando Dio da i numeri, ma poi qualcuno fa i conti in tasca a Salomone) Cominciamo da qui, perché anch'io ho cominciato da qui. Un passo che mi aveva impressionato, prima che fosse chiaro che le incoerenze riscontrabili nel testo biblico sono di portata galattica, viene da 2Re, 18 dove si trova scritto che Ezechia, re di Giuda, "fece ciò che è retto agli occhi del Signore".

Ezechia ordinò di abbattere tutti i templi idolatrici e gli altari pagani diffusi in Giudea, facendo poi "a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva costruito". Su questo altare del serpente, chiamato Necustan, molti ebrei avevano offerto sacrifici per centinaia di anni, se è vero quel che dice il testo, onde ricevere benedizioni e fortuna indipendentemente dalla loro condotta morale.
Per la mentalità moderna, l'abbattimento del serpente potrebbe apparire un atto di intolleranza religiosa. Per chi la vede in termini di teologia della Legge, fu un evento di redenzione e salvezza.

I contemporanei, probabilmente, preferiscono al 'fanatico' re Ezechia, un sovrano tollerante come Salomone. Ma la tolleranza di Salomone nei confronti dei culti idolatrici provocò la rovina del regno per precisi motivi storici. Essa non era gratis, ma era praticata a spese dello stato e finanziata con la tassazione, che la storico biblico definisce un 'giogo pesante'.

Con una corte di mille concubine, nessuna delle quali era ebrea e nessuna delle quali aveva rinunciato alla propria idolatrica religione, il costo di mantenimento dell'apparato edonistico e tollerante dell'illuminato Salomone superava quello della corte filistea e non aveva molto da invidiare a quello della corte egiziana.

Con il suo senso degli affari e i lavori forzati ai quali sottopose il proletariato urbano e rurale, Salomone arrivò a guadagnare il fatidico numero di 666 (il numero della bestia) talenti d'oro all'anno. Ma ne spese molti di più. (1Re 10,14)

Se vogliamo comprendere la mentalità che presiede alla teologia della Legge, dobbiamo capire che l'erezione di un qualsiasi altare ad un dio diverso dal vero Dio, veniva visto come un affronto a Dio e contemporaneamente come un affronto all'uomo ebreo che cammina nella Legge.

Perché una cosa del genere era intollerabile? Era intollerabile che si onorassero divinità immorali, proprio qui, a casa mia, di fronte al mio campo, alla mia vigna, al mio pascolo, sulle alture che circondano il mio villaggio. Questa è l'unica spiegazione. Se cade questa spiegazione, la faccenda diventa del tutto irrazionale. E per questo degenera nel fanatismo.

Tale degenerazione si evidenzia quando Dio e la sua parola vengono arbitrariamente separati e la parola viene nascosta. Quando il Padre viene, per così dire, baalizzato, come fu appunto nel culto del serpente. Ecco, non è facile spiegare alla nostra mentalità perché non si dovrebbe considerare Ezechia un fanatico integralista, e Salomone un liberale tollerante, senza ricorrere ad un paragone.
E può darsi che nemmeno questo sia sufficiente.Il culto del serpente era agli occhi di Ezechia una pratica idolatrica che illudeva e ingannava gli ebrei sulla possibilità di ottenere favori divini facendo sacrifici e pagando decime al tempio del serpente.

L'azione di Ezechia è paragonabile a quella di un magistrato contemporaneo che mette sotto inchiesta un teletruffatore televisivo o una setta satanica che promette "una gioia stordente che voi umani non avete mai visto". Certo, trovava una legittimazione nel primo comandamento della Legge e non in una costituzione di tipo moderno.

Ma, se si prescinde dal primo e dal secondo comandamento, oltre che da nono e dal decimo, e se ad essa aggiungiamo il comandamento cristiano di "non imbrogliare", non abbiamo così una costituzione di tipo moderno, cioè la base di ogni diritto penale e civile contemporaneo?

E se intendiamo il "non imbrogliare" come estendibile anche a materie religiose ed esoteriche, perfino a tutto ciò che 'suona' come promessa in rapporto ad una futura felicità, non abbiamo così una forma semplificata di legge fondamentale dello stato laico? In sostanza, dovremme capire che l'azione di Ezechia fu condotta in nome della legge (minuscolo) dello stato, in nome dell'interesse collettivo dei cittadini di quello stato, uno stato che si fondava sulla Legge (maiuscolo) di Dio, invece che su una costituzione, perchè quella era la sua legittimazione.

Ed era una legittimazione insieme morale e teopolitica. Il problema che vorrei esaminare non sta solo nell'esistenza di un simile orrore, cioè il culto del serpente nel cuore di Giuda, ma nella sua attribuzione a Mosè. Essa è certificata da Numeri. Ma Numeri è un libro inquietante per molti motivi. Per brevità non posso esaminarli tutti (e sono tutti sconvolgenti, dalla lebbra di Maria alla sporca faccenda del beverone stregonesco da far ingurgitare alle donne sospettate di infedeltà coniugale), mi limito a considerarne due. In Numeri si racconta che Dio mobilitò tutti i serpenti del deserto per far morire gli israeliti che avevano cominciato a spargere discorsi contro le promesse non mantenute di Dio e di Mosè, cioè la felicità dietro l'angolo che non arrivava mai. Tuttavia, intenerito dalla preghiera di Mosè, Dio, anziché richiamare i serpenti, ordinò a Mosè di costruire un serpente di bronzo capace di fornire una magica protezione. Fu una baalizzazione idolatrica.

Come logica assomiglia a quella di chi dice che per tenere lontano il demonio bisogna erigergli una statua, come pare abbiano fatto i templari. Se non ci fosse da ridere, ci sarebbe da piangere.

Il lettore smaliziato non può pensare che questo libro sia frutto di innocenti cronisti che raccontano la storia nuda e cruda ispirati da Dio. Tale vicenda ha in sé un significato teologico, ma è teologia di Belzebù.

Il serpente di bronzo costituisce un'evidente violazione del primo comandamento che Dio diede a Mosè, presentandosi come vistosa e ridicola eccezione. Come è possibile che il Dio della Legge e l'uomo che ricevette in visione la Legge, nella quale è espressamente vietato di erigere "immagini" di ciò che è in cielo, in terra e sottoterra, abbiano fatto insieme una cosa così contraddittoria e insensata? Questa è la prima domanda.

Ma la seconda domanda, non è meno interessante. Come fu che Ezechia si permise di distruggere un manufatto ordinato da Dio stesso,secondo Numeri? I casi sono due. O Ezechia non disponeva del testo di Numeri, e allora osò abbattere il tempio del serpente per semplice ignoranza. Ma questo è impossibile, perché il testo di Numeri era la legittimazione stessa del tempio.

Possiamo pensare che i sacerdoti del tempio non si siano difesi dall'attacco di Ezechia sbandierando il loro prezioso rotolo, gridando minacciosi: "come osi levare le tue empie mani su di noi, umili servi di Dio?" Oppure, Ezechia lo conosceva perfettamente, e allora... La scena va inquadrata. C'è un brav'uomo che non è profeta, non è sacerdote, non è nemmeno scriba sapiente. E' solo un erede al trono che sente su di sé le responsabilità e non solo i vantaggi che comporta la situazione.

Egli si trova davanti un rotolo, un testo sacro che legittima una forma di culto immorale. Esita, dubita, infine decide sulla base di un ragionamento. "Questo testo è stato spacciato per sacro, ma non lo è. Non può esserlo perché Dio non può parlare con lingua biforcuta." Numeri conteneva delle 'infiltrazioni impure'. Ezechia non potè non pensare che il culto del serpente fosse stato un'invenzione di scribi che avevano manomesso quel libro per operare la classica truffa religiosa, identica agli imbrogli presenti nei templi dell'Egitto, dei Filistei e così via. "Portami offerte, ed io ti darò fortuna e protezione, chiunque tu sia o qualunque cosa tu abbia fatto, anche mormorato contro Dio e la sua Legge."

Sembra di ascoltare una negromante all'angolo di una strada, non la parola del Dio di Mosè. Molte delle incoerenze inspiegabili che percorrono la Bibbia potrebbero diventare così facilmente spiegabili ad una ad una. Numeri contiene molte pagine sospette.

La malizia degli scribi consistitette nel mescolare i loro obbrobri ad un testo preesistente, o a tradizioni orali preesistenti, nelle quali erano riportate storie di tutt'altro significato. Una delle storie più interessanti è l'episodio di Balaam il mago. Costui avrebbe voluto operare un potente sortilegio contro gli ebrei, ma venne sconfitto dalla verità di Dio.

Il che significa, nelle intenzioni dello scriba genuino, quello che raccolse la tradizione orale originaria e la mise in prosa, che anche la magia più potente non può vincere la rettitudine. Non so se sia vero, visto come vanno le cose in questo mondo, persino all'interno della Bibbia, ma dovremmo crederci, per spostare le montagne che vogliamo spostare. E la montagna da spostare alla fine del libro è davvero pesante. Infatti, siamo di fronte al tentativo di attribuire a Mosè, "l'uomo più mansueto della terra" secondo una definizione dello stesso testo, la formulazione del concetto di guerra santa. E' un concetto che ritroveremo nei libri di Samuele.

Ma, in Numeri c'è una differenza che va colta.
Per il fanatico Samuele la guerra santa comporterà lo sterminio totale della nazione maledetta, inclusi i lattanti, gli animali, le cose. Essa verrà intesa come un puro atto distruttivo e di sterminio per fare vendetta su ordine di Dio. Nella concezione fanatica del profeta Samuele, la guerra santa avrà ancora una sua torbida e perversa nobiltà. Non recherà alcun guadagno materiale.

Per questo la versione samueliana di guerra santa diventerà ancora più insidiosa, imponendosi come paradigma anche tra gli islamici, non senza prima essere passata attraverso la fondamentale esperienza dei Maccabei, degli zeloti, dei disperati che si raccolseronella fortezza di Masada; l'esperienza del martirio suicida, del combattere cercando di infliggere il maggior numero di perdite all'odiato nemico anche in condizioni di palese inferiorità e di sconfitta sicura. Una scempiaggine, secondo la saggezza di Cristo esposta nel Vangelo di Luca.

Per i furbacchioni autori di queste manomissioni di Numeri, la guerra santa, al contrario, doveva risparmiare le vergini, considerate bottino dei vincitori. La versione edulcorata della guerra santa legittimava così lo stupro, gli harem privati, la riduzione della donna a cosa, a strumento di piacere. Legittimava le incursioni in territorio nemico. In essa non vi era nulla di santo, se per 'santo' si intende tutto ciò che non ha rapporto con vantaggi materiali.

Ma da tutta la vicenda si potrebbe ricavare un insegnamento prezioso.
Il concetto di guerra santa non nacque santo, nacque da una libidine che uno scriba infame osò attribuire a Mosè. Se nella Legge c'è scritto “non desiderare la donna d'altri”, come si fa a credere in queste incoerenti affermazioni? (continua) 1) Martin Buber - La fede dei profeti - Marietti 1985 2) Mosè Maimonide - La guida dei perplessi - UTET 3)

I padri della chiesa di Antiochia, nauseati dall'allegorismo interpretativo degli alessandrini, tra i quali eccelse Origene, reagirono piuttosto bruscamente, asserendo che l'interpretazione letterale della Bibbia era la via maestra e che se qualcosa non quadrava nell'interpretazione letterale, molto probabilmente era perché il testo non era cristianamente ispirato.

Devo dire che questo approccio "critico" è stata una scoperta entusiasmante, anche se poi, nella sostanza, i padri di Antiochia non fecero passi particolarmente coraggiosi. Essi si limitarono a considerare che la vera chiave per comprendere il messaggio spirituale, qualora non fosse esplicito, stava nell'intuizione, cioè nella capacità di percepire la realtà spirituale che il testo si sforzava di indicare.

Perché l'intuizione operasse correttamente, essi, in particolare Crisostomo, affermarono che 1) il senso letterale non doveva essere abolito; 2) che vi fosse una vera corrispondenza tra gli eventi narrati (non necessariamente fatti storici) e il messaggio spirituale che che vi si poteva scorgere; 3) che questi due oggetti di comprensione e di intuizione fossero percepiti unitariamente, anche se tenuti rigorosamente distinti. Un esempio di interpretazione corretta potrebbe essere quella dovuta a Severiano di Gabbala, vissuto a cavallo del 400 d.C..

Egli osservò che tra le creature emerse dalle acque di Genesi 1,21 e i cristiani rigenerati dal battesimo esisteva un parallelo significativo. Parallelo, aggiungo io, ampiamente confermato dal simbolo del pesce che fu il contrassegno del cristianesimo primitivo, prima che si imponesse la croce.

Al contrario, i tentativi allegoristici degli alessandrini erano sembrate delle vere e proprie forzature, tanto più che essi erano mirate a nascondere l'imbarazzo di fronte alla scrittura nuda e cruda, cioè alle affermazioni più scandalose di essa. Per un approfondimento è fondamentale: John N. D. Kelly - Il pensiero cristiano delle origini - EDB 1984

sabato 29 marzo 2014

Peter Kolosimo - Veglianti, Atlantide, Ceram

Peter Kolosimo - Veglianti, Atlantide, Ceram

Peter Kolosimo (pseudonimo di Pier Domenico Colosimo; Modena, 1922 – Milano, 1984) è stato uno scrittore e giornalista divulgatore italiano. 

E' considerato uno dei fondatori della archeologia 'eretica' (anche nota come pseudo-archeologia), la quale si propone di studiare le origini delle antiche civiltà mediante metodi spesso non accettati dalla comunità scientifica, e in particolare la teoria degli antichi astronauti, che ipotizza il contatto di civiltà extraterrestri con le antiche civiltà umane.

Nel 1969 vinse il Premio Bancarella con il libro Non è Terrestre. Le sue opere sono state tradotte in 60 paesi, tra i quali Russia, Giappone, Cina, e risulta essere uno degli scrittori italiani più conosciuti al mondo.


Tutti quelli che si ritrovano qualche annetto sul groppone, ricorderanno che prima del web reperire materiale che trattasse argomenti non convenzionali con un minimo di lucidità e competenza, era piuttosto complicato. Per molti, all'epoca, i libri di Kolosimo insieme a quelli di Ian Stevenson e pochi altri autori, erano come  la classica oasi nel deserto. Oopart, Atlantide, piramidi egizie, società segrete, spiritismo, poteri mentali, sono solo alcune delle tematiche trattate dal ricercatore modenese. Molti ragazzini di provincia delle generazioni pre-internet furono indotti ad l'inseguire il 'coniglio bianco' proprio dalle affascinanti opere di Kolosimo.

Oggi la figura di Kolosimo e la sua eredità scientifica non sono tenute in altissima considerazione, al punto che c'è chi lo ha definito un 'patafisico' ("la scienza delle soluzioni immaginarie"). Alcune sue posizioni, dettate da uno spirito spiccatamente materialistico e forse da esigenze di politica editoriale, potevano anche risultare non del tutto condivisibili, ma il suo contributo alla riapertura di casi e di menti umane solo apparentemente 'chiusi', alla ridiscussione di una serie di 'dogmi' scientifici, fu assai prezioso; siamo certi che la sua immagine sarà rivalutata, oltre che dai continuatori della sua opera, anche dalla scienza ufficiale.

Quella che segue è la sintesi di una intervista - fiction pubblicata sulla rivista Tracce d'Eternità, la quale si propone di ricomporre alcuni tratti del pensiero del ricercatore modenese dal dialogo con i lettori che intratteneva regolarmente sulle pagine della rivista Pi Kappa. 

INTERVISTA A PETER KOLOSIMO

Un sogno che si avvera, almeno per me, da sempre estimatore di Peter Kolosimo, compianto divulgatore di tematiche misteriose che ancor oggi affrontiamo su Tracce d’eternità.

Realizzare un’intervista, fuori dal tempo e dallo spazio, cercando le risposte tra le pagine di Pi Kappa, la rivista mensile che Kolosimo portò in edicola all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso.

Parole tratte direttamente dallo spazio che Peter riservava in apertura al colloquio con i lettori. Per immaginarci a tu per tu e farci una bella chiacchierata con l’autore di tanti libri di successo, i cui scritti hanno così influenzato quest’insana passione che nutriamo verso il mistero.
(...)
Nella speranza che questa mia fatica “taglia e cuci” possa trasmettere, almeno a qualcuno di voi, un brivido, un’emozione, quel qualcosa di indefinibile che dovrebbe stare sempre a monte della ricerca; come fosse uno stato di torpore capace di accendere la scintilla della fantasia e veicolare i nostri sogni nella realtà.
In fondo, quel che avrebbe voluto quel gran sognatore di Kolosimo.

Peter, all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso compariva in edicola la tua rivista Pi Kappa, cronache del tempo e dello spazio. Conservo gelosamente ogni numero. Vuoi spiegare ai lettori di Tracce il senso di questa iniziativa editoriale?

Il mondo pullulava di dilettanti, pazzoidi e cialtroni che pretendevano di dichiarare guerra ad oltranza alla scienza 'ufficiale.' Con PK non avevamo la minima intenzione di farlo. Uscivamo perché eravamo convinti che la scienza non è tale se non è progresso. In tutti i campi. Nella corsa allo spazio il tempo non si ferma. E non si è fermato neppure sui reperti da museo etichettati più di un secolo fa, anche se qualcuno non se ne e accorto. Uscivamo per dire basta da un lato ai maghi, dall'altro ai pontefici e ai loro dogmi. Uscivamo non per prospettare assurde teorie, ma per tratteggiare nuove ipotesi di lavoro, per aprire qualche spiraglio su mondi affascinanti e troppo poco esplorati. Qualche spiraglio, non qualche fetta d’assurdità. Con PK abbiamo cercato di far pensare, non d’imporre. E se per far pensare c’è bisogno di un sogno, ben venga il sogno. Un pizzico di fantascienza invita a riflettere, pero non si deve spacciare per scienza.

L’Associazione Studi Preistorici che dirigevi aveva per simbolo il serpente galattico. Fra l’altro la sigla ASP, in inglese, significa proprio 'aspide'. Una scelta voluta?

C’era una volta un pianeta detto Hub, posto al centro dell’universo, retto da un consiglio di cui faceva parte un illustre biologo, Lucifero. Quest’insigne scienziato volle dar vita ad una razza di superuomini, ma i suoi avversari politici lo combatterono e vinsero, esiliandolo sul nostro globo. “Vi fu guerra in cielo. Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone, e il dragone - il serpente antico chiamato Diavolo Satana - venne gettato giù sulla Terra e i suoi angeli vennero gettati con lui”. Ciò afferma, fra l’altro, la Bibbia (Apocalisse, 12,7).
Le creature di Lucifero, i 'Veglianti', avrebbero insegnato all'uomo l’astronomia, l’astrologia, la lavorazione dei metalli e delle fibre tessili, l’agricoltura e parecchie altre cose (la conoscenza). Ammettiamo, per assurdo, che la faccenda abbia una base di verità. Pensiamo ad un naufrago che, proveniente da un paese civile, approdi in un’isola popolata da primitivi. Cercherà di rendersi la vita più facile e tenderà a tornare da dove e venuto: in entrambi i casi, avrà tutto l’interesse ad insegnare agli indigeni quanto conosce. E sarà per loro il 'dragone gettato sulla Terra.' Prima del racconto biblico il serpente non fu mai in alcun luogo ed in alcun tempo segno d’insidia e perfidia. E' stato, anzi, simbolo della creazione, dell’infinito, forse del volo.

Già negli anni 70 del secolo scorso sapevamo che la gran parte delle galassie aveva la forma del serpente avvolto a spirale. Ma troviamo la stessa figura presso tutti i popoli di un remoto passato, incisa sulla roccia, disegnata, fatta statua. Esistono indubbiamente legami tra figli di tempi immemorabili e l’universo. Con Pi Kappa cercavamo effettivamente di scoprire le gesta di questi naufraghi nostalgici o avventurieri dello oceano spaziale.

Puoi spiegarci come ti poni di fronte alla scienza e come questa può convivere con la fantascienza?

La scienza può e deve attendersi moltissimo dalla fantascienza.
Tesori di fantasia da cui non e raro veder scaturire lo stimolo a nuove conquiste, geniali intuizioni che possono fornire la chiave – cercata a lungo, invano, in altre direzioni – alla soluzione d’un difficile problema tecnico, elaborazioni in chiave letteraria di temi scientifici, tali da indurre menti necessariamente concentrate in campi piuttosto aridi a non trascurare l’elemento più importante, quello umano, con il suo bagaglio di speranze e timori, d’audacia e riflessione, di reazioni imprevedibili. Ma la fantascienza non deve pretendere di diventare cronaca, e tanto meno scienza. E noto che a porre in una luce assurda ed assai poco lusinghiera gli studiosi di alcuni appassionanti problemi apparentemente confinanti con l’incredibile, sono stati proprio scrittori di science fiction,usi a prendere un po' troppo sul serio i loro parti letterari. Il compito più nobile e più bello della fantascienza è di preparare l’umanità ai nuovi orizzonti schiusi dalla scienza (ma anche no - n.d.A). L’esplorazione cosmica, ad esempio, va considerata come una nuova, inevitabile fase della evoluzione scientifica e tecnica, alla quale non potremmo rinunciare senza compromettere per sempre le sorti del nostro genere. La fantascienza può e deve costituire il grande punto d’incontro fra scienza e umanità, nella poesia.

Su Pi Kappa c’era una bella rubrica intitolata Così inventammo il Futuro, in cui si cercava di far luce su scoperte ritenute inspiegabili. Rimane comunque oscura l’origine di altre stupefacenti nozioni possedute dai nostri antenati, riguardanti soprattutto il cosmo. Che ne pensi?

Per quanto si cerchi d’indagare a fondo nella storia della scienza, le conoscenze astronomiche di molti 'avventurieri del progresso' (il filosofo Anassimene, Pitagora, Democrito di Abdera, Archimede e Talete di Mileto, questo per fare degli esempi), restano avvolte nel mistero. C’e chi vede in queste straordinarie conoscenze le briciole del retaggio lasciato da favolose, antichissime civiltà, chi pensa ad 'influssi esterni', chi collega le due ipotesi. In verità non ne sappiamo nulla. Un moderato scetticismo è quindi comprensibile. Proprio com'è inaccettabile, dal canto opposto, una negazioneaprioristica.

Stiamo ancora cercando l’esatta collocazione della mitica Atlantide. Te la senti di darci dei suggerimenti?

Gli errori di Platone sono certo molti, alcuni suoi concetti espressi in maniera per noi discutibile, ma la sua descrizione della terra scomparsa e inequivocabile: “Oltre quelle che ancor oggi si chiamano Colonne d’Ercole si trovava un grande continente, dettoPoseidonis Atlantis”. Platone aggiunge che era “più grande dell’Asia e della Libia prese assieme”.


E' chiaro che le definizioni geografiche del 400 a.C. non corrispondevano a quelle odierne, ma è altrettanto evidente che l’Asia e la Libia di allora, messe insieme, dovevano coprire una superficie ben maggiore, ad esempio, dell’isola di Creta. Ogni tanto viene rispolverata la teoria di un archeologo greco secondo il quale Atlantide dovrebbe essere identificata in Santorini e le famose 'colonne' in non sappiamo bene quale passaggio tra isola ed isola.

In realtà, circa la posizione di Atlantide, Teopompo di Chio, vissuto nel IV secolo prima della nostra era, concorda appieno con Platone, ponendola “molto al di la delle Colonne d’Ercole, ai margini dell’Oceano.”

Le 'Purana' indiane parlano di una “grande terra, molto potente” estesa su quello che è ora l’Atlantico; il 'Mahabharata' fa la storia di “sette grandi isole del Mare d’Occidente” e non dobbiamo dimenticare le tradizioni americane: riferendosi alla 'patria degli antenati' narrano di AztlandAtlan Nahoatlan (che significa 'terra fra le acque'), descrivendole sempre come una estesa zona “posta un tempo la dove sorge il Sole e dove ora non c’e che acqua."

Seguendo le indicazioni fornite da Platone, il geologo russo Zirov descrive Atlantide come un paese montagnoso ed in effetti c’è un gigantesco sistema montagnoso che si stende da un circolo polare allo altro, passando quasi al centro dell’Atlantico. Tale sistema ha una soluzione di continuità nelle vicinanze dello Equatore. Secondo Zirov si può parlare di due catene, quella Nordatlantica nello emisfero settentrionale e la Sudatlantica in quello meridionale: secondo lui l’Atlantide di Platone ha a che fare con la prima catena. Potrei aggiungere numerosi altri elementi attendibili che depongono a favore dell’esistenza di un vasto arcipelago nello Atlantico, ma non voglio ripetere quanto ho già riferito nei miei libri.

Hai conosciuto personalmente Kurt Marek, meglio noto con lo pseudonimo C.W. Ceram, scomparso nel 1972. Parlaci di lui.

Ceram aveva capito che non era allineando un reperto accanto all'altro, etichettandoli, disponendoli in bella vista nelle vetrine dei musei o nelle pagine di pretenziosi volumi che si poteva ricostruire, sia pure a grandi tratti, la storia dell’umanità.

Ceram è stato il padre della storia dell’archeologia, ha aperto ai suoi lettori le porte dei musei, gli ingressi alle zone di scavo, di ricerca, ha spronato gli studiosi ad abbandonare sistemi d’esposizione sterili, se non controproducenti, ne ha indotto molti a trasformarsi, come lui, in 'cronisti del passato.'

Prima di Ceram, non sapevamo niente della civiltà cretese, di quella troiana, di quella egizia, tanto per ricorrere a qualche esempio tra i più noti. Sui testi scolastici, fino ad allora, avevamo appreso elementi fiabeschi. E' stato Ceram a spingerci a guardare oltre il mito, a ricordarci come ogni leggenda sia nata e si sia sviluppata da un nucleo reale. Lo scrittore tedesco ci ha insegnato a 'sognare la scienza' e l’unico appunto che gli si potrebbe muovere e quello di essere stato forse troppo prudente nelle sue affermazioni.
(...)
Chiudiamo questa chiacchierata, fuori dal tempo e dallo spazio, con qualche consiglio che daresti ai ricercatori di oggi.

La scienza è progresso. Ricordiamo che senza verifica, senza rettifiche, senza il coraggio di rinnegare quanto ieri ci sembrava inconfutabile, senza la caparbietà ragionata d’insistere su nuove ipotesi di lavoro, non vi può essere progresso.

Fonte
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giovedì 27 marzo 2014

Ecco perche' gli UFO sono invisibili all'occhio umano

Ecco perche' gli UFO sono invisibili all'occhio umano

spaziosacro
Articolo di: Serenella Speziale 

UFO nascosti sotto un flusso elettromagnetico invisibile all'occhio umano, ma a migliaia sono intorno a noi 

Scienziati indiani hanno finalmente capito come gli UFO ci osservino in volo fermo e siano intorno a noi dappertutto senza che noi ce ne accorgiamo. A Pune, India, ingegneri dell'Organizzazione di Ricerca e Sviluppo della Difesa Indiana stanno sperimentando un'apparecchiatura che permette di vedere gli effetti segreti di un intenso flusso elettromagnetico. Secondo qs super intelligenti cervelli indiani gli effetti finali di occultamento si ottengono creando un intenso flusso elettromagnetico intorno a qualsiasi oggetto. Anche i Russi hanno sperimentato simili meccanismi di occultamento. 

Il flusso elettromagnetico puo' essere creato attraverso applicazioni molto avanzate di super conduttori. Questi sono mezzi paranormali per creare il flusso che rende ogni cosa veramente invisibile. Il flusso elettromagnetico puo' essere creato da qualsiasi persona attraverso la meditazione. Quando questo ha luogo, appaiono strani fenomeni che la maggior parte delle persone chiama miracoli, eventi divini ecc. 
Gli scienziati stanno ricevendo sempre piu' indicazioni sul fatto che il flusso elettromagnetico e' usato per rendere gli UFO invisibili all'occhio umano. Alcuni animali hanno sensori che permettono loro di percepire l'energia al di la' del flusso elettromagnetico. Probabilmente cani e gatti vedono gli UFO sempre ma non lo sanno dire ! 
Secondo questi scienziati una macchina che vede attraverso il flusso elettromagnetico potrebbe vedere gli UFO in qualsiasi occasione. Il motivo per cui gli UFO sono a volte visibili per brevi periodi e' dovuto al fatto che quando un UFO entra nell'atmosfera terrestre e si avvicina ad un oggetto o ad una destinazione sulla terra, l'UFO deve mutare la velocita' ultrasonica o le sue tecniche di manovra verso la velocita' del suono e adeguarsi all'elettromagnetismo e alla gravita' terrestre. 

Proprio in quel momento per evitare interferenze elettromagnetiche il flusso artificiale viene ritirato per brevi tratti di tempo. Quando l'UFO raggiunge la velocita sua tipica che puo' anche usare sulla terra, il flusso elettromagnetico viene riattivato. Questo spiega perche' molti piloti vedono gli UFO e li inseguono senza successo perche' spariscono improvvisamente. Se ci basiamo su questa scoperta, vediamo che ci possono essere miriadi di UFO intorno a noi. Ci sono anche indicazioni che il teletrasporto possa dipendere da questo flusso elettromagnetico. Questa notizia e' stata divulgata dal periodico on line -Indiadaily.com-.





Il 24 maggio del 1964 Jim Templeton, un vigile del fuoco di Carlisle nell’Inghilterra del nord, fece una passeggiata sulle colline di Solway Firth per fare delle foto. Non avvenne niente di insolito, ma sia lui che sua moglie notarono una strana atmosfera.

L’aria era elettrica ma nessuna tempesta era in arrivo. Anche le mucche al pascolo sembravano nervose.

Qualche giorno più tardi il signor Templeton portò le foto a sviluppare. Quando le andò a riprendere, la persona che fece il lavoro gli disse che era un peccato che nello scatto più significativo della piccola Elisabeth, comparisse un uomo sullo sfondo. Jim non nascose la sorpresa. Infatti non avevano incontrato nessuno quel giorno.

Eppure nella foto in questione c’era davvero una figura dietro la bambina, uno uomo che indossava una tuta spaziale, o così sembrava.

Il caso fu riportato alla polizia che consultò la Kodak, la quale offrì una fornitura a vita di pellicole a chi avesse risolto il mistero di quell’immagine.

Non fu infatti, come aveva pensato la polizia all’inizio, un semplice caso di doppia esposizione. Il caso fu archiviato ammettendo semplicemente che si trattava di “una di quelle cose… una foto bizzarra!”

Qualche settimana più tardi Jim Templeton ricevette due misteriose visite. Non aveva mai sentito parlare del MIB’s: in Inghilterra era pressoché sconosciuto. Comunque  questi due uomini arrivarono a casa sua su una Jaguar nera ed entrambi indossavano abiti neri. Tutto normale, apparentemente, a parte lo strano comportamento dei due.

Invitarono Jim per in giro in auto e lo tempestarono di domande, una più assurda dell’altra. Volevano conoscere nel dettaglio la situazione metereologica del giorno in cui aveva scattato quella foto, e il comportamento degli uccelli e degli animali nelle vicinanze.

Cercarono infine di fargli ammettere che aveva solo fotografato un uomo di passaggio, ma quando Jim, molto educatamente, confermò con sicurezza che non c’era nessun uomo quel giorno, i due si irritarono e lo lasciarono a piedi a cinque miglia da casa. Così il povero vigile del fuoco dovette farsela a piedi!

giovedì 6 marzo 2014

PERCHE' SI HA PAURA DI DIRE CHE LA 'RELIGIO' DEI NURAGICI ERA BASATA SULL'ANDROGINIA E QUINDI SULLA RAFFIGURAZIONE O NATURALISTICA O SIMBOLICA DEL FALLO E DELLA VULVA?


PERCHE' SI HA PAURA DI DIRE CHE LA 'RELIGIO' DEI NURAGICI ERA BASATA SULL'ANDROGINIA E QUINDI SULLA RAFFIGURAZIONE O NATURALISTICA O SIMBOLICA DEL FALLO E DELLA VULVA? 
Gigi Sanna


Amici, vi propongo questo mio post a commento circa la resistenza degli archeologi di dire quello che va detto e scritto. Resistenza persino nel dire quello che dicono gli altri!

'' Beh, hai detto bene, cara [..] . 


Coraggio. 


Ci vuole sempre coraggio nella ricerca e non bisogna essere, soprattutto, bigotti. Anzi ti dirò che si è veri ricercatori quando si è veramente laici e non si appartiene a chiese di nessun genere. 


Pensa un po' tu che il concetto di nuraghe-fallo- toro, così evidente su basi documentarie di archeologia (è lo stesso concetto e il motivo per cui nasce la piramide) e di epigrafia (sigilli di Tzricotu, stele di Nora, pietra di Terralba, ecc.), non solo non lo si accetta ma addirittura non lo si menziona, nonostante io ne parli ormai pubblicamente da dieci anni. 


Si scrivono saggi di archeologia (Zucca) e si impegnano capitoli di libri (Frongia) per parlare (tentare di negare) di scrittura nuragica, si infarciscono anche di centinaia di note (che il più delle volte non esplicano proprio un bel niente), ma sul nuraghe fallo si tace

Non una parola! 

Figurarsi sulla vulva di Gremanu, quella dei Pozzi sacri o della tomba di Giganti! Mi sembra di sentirli alcuni di quei bacchettoni: che vergogna! hanno fatto bene i deuteronomisti a cancellare ed oscurare del tutto nel V.T. quello schifo pornografico e pornofonico cananaico dell'androgino, ammantato di concezioni astrali. lunari, solari e stellari, e cioè luminose, magari con condimento di tori e di serpenti. 

Lilliu nel descrivere il noto bronzetto denominato 'musico e ballerino' (ovvero per noi un discendente sardo di Aaronne con il diadema della santità) avverte che sotto il mantello (quindi del tutto nascosto alla vista) il personaggio è dotato di membro virile. In sostanza ci dice che viene raffigurato anche quando non ce ne sarebbe affatto bisogno. L'organo sessuale poi in altri bronzetti, come sanno ormai anche gli scolaretti, viene manifestamente ostentato in erezione o non. 

Così come vengono ostentate anche la vulva e le mammelle, cioè organi femminili che si contrappongono vistosamente all'organo maschile o, in generale, alla virilità. E che ti fanno gli archeologi? O ignorano o fingono di non capire, affastellando magari frasi senza senso per spiegare quello che invece si spiega in un minuto. 

La teologia naturalistico-razionalistica nuragica legata all'androginia, cioè al sesso maschile e femminile.

Figurarsi poi quando quella teologia se la ritrovano riprodotta con minore naturalismo e con più accentuato quanto raffinato simbolismo architettonico come in un nuraghe. Due più due allora non fa più quattro e quel simbolo ti diventa una fortezza, un granaio, una fonderia (anche questo è stato detto e scritto!), una residenza principesca o addirittura, un.... 'elemento del paesaggio'. Esumaria! Che YHWH l'androgino li perdoni!"

 (3 foto)